Pedagogia per la pace
I bambini e i ragazzi sono più esposti e vulnerabili nelle situazioni di crisi sia sul piano psichico che emotivo perchè sono spettatori impotenti dentro scenari subiti. Nelle zone di guerra vivono il dramma dell’ infanzia spezzata e attraverso quelle immagini che entrano a far parte dell’immaginario collettivo si riscopre la necessità di intendere la Pace non più come un semplice valore astratto. In particolare occorre riconoscere prima di tutto la necessità di costruirla e difenderla attivamente a partire dalle aule di scuola, luoghi nei quali è possibile impegnarsi attivamente per costruire nuovi orizzonti di senso. Diventare protagonisti del futuro significa prima di tutto imparare a gestire le relazioni in modo emotivamente efficace e concretamente sostenibile. Puntare sul dialogo costruttivo diventa una priorità assoluta, ma soprattutto un nuovo cambio di rotta in un momento storico nel quale è difficile intravedere quale strategie possano essere utili al raggiungimento dell’equilibrio. Ancora oggi si dimostra fortemente attuale la posizione di Maria Montessori che nel suo intervento del 1932 alla famosa conferenza “Peace and Education” pronunciata al Bureau international d’education affermò che l’obbedienza ad una educazione autoritaria portava l’uomo ad essere succube della fatalità delle cose. La costruzione della Pace doveva dunque partire ieri come oggi da una educazione attenta ai bisogni relazionali e sociali pazientemente sostenuti in casa come nel tessuto sociale attraverso dispositivi pedagogici improntati alla ricerca della fiducia, dello sviluppo dell’identità e alla capacità di collaborare. Perchè come chiarì con la sua naturale tendenza all’ operatività, al bisogno di agire in modo concreto ed incisivo: “ Sono i bambini di oggi quelle forze di ricostruzione sulle quali speriamo nel dopoguerra... Salvare i bambini: ecco il grido di chi oggi lavora per l’umanità”. Sappiamo bene che questa presa di posizione tendenzialmente favorevole alla prospettiva non solo dell’educazione alla pace, ma in modo più ampio alla stessa educazione cosmica, portò alla chiusura di tutte le scuole da lei fondate nel 1934 con la conseguente proibizione del metodo in tutti i paesi totalitari come Germania e Belgio nelle quali erano ampiamente diffuse. La naturale conseguenza fu l’esilio volontario di Maria Montessori. Oggi quella stessa strada porta la dimensione pedagogica a puntare sui giovani del futuro come elemento di rinascita per tutti noi. In particolare diventa strategica la cura educativa fondamentalmente attenta a costruire ambienti accoglienti e di confronto, con una specifica attenzione alla tolleranza delle diversità fra individui. Così si costruisce un modo di stare insieme e di condividere concreto e finalizzato alla costruzione obiettivi comuni dinamici e per questo negoziabili e rinegoziabili a seconda delle fasi della vita in famiglia, a scuola e nel sociale. Puntare sulle relazioni vuol dire riscrivere una nuova pagina di quella Pace che ormai non possiamo più dare per scontata, perchè si tratta di un impegno che deve coinvolgere tutti in modo pratico e concreto lasciando da parte discorsi astratti. In un orizzonte nel quale il conflitto a tutti i livelli mette in crisi lo stare insieme non si deve cedere all’isolamento e alla tentazione di usare una prospettiva limitata. Costruire nuovi modelli di pensiero capaci di affrontare le contraddizioni attraverso la mediazione è un’idea inclusiva perchè punta su una nuova visione di pace come impegno preciso. Insegnare ai giovani a stare nelle relazioni con metodo, con capacità critica per discernere le questioni ed affrontarle in modo creativo aiuta ad aggregare le tante reti sociali di cui facciamo parte con una narrazione nuova che riprende le voci provenienti da più orizzonti. Perchè è nell’arte della mediazione che si impara a conoscerle più a fondo con una competenza tutta umana.
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